Prodotti tipici dell’area

 

Noci

Originarie dell’Asia Minore, importate dalla Grecia verso il 100 a.C. in Sicilia e da lì diffusesi in tutta Europa, le noci hanno da sempre caratterizzato l’economia del territorio dell’Agro nolano, di cui Scisciano ha fatto e continua a far parte. Un frutto dalle innumerevoli qualità non solo organolettiche, ma anche benefiche per la salute, divenuto nel corso del tempo la base di numerosi piatti della tradizione culinaria campana e italiana. Come spesso accade per altre produzioni, anche al noce sono legati significati propiziatori o comunque legati all'occulto. Secondo la tradizione, infatti, ai novelli sposi venivano lanciate delle noci in segno beneaugurale, perché considerate simbolo di fecondità. Nella mitologia romana, invece, questo frutto era considerato simbolo degli inferi. L'antica presenza del noce in Campania, comunque, è testimoniata dal ritrovamento negli scavi di Pompei di alberi carbonizzati molto simili agli attuali. L'ambiente pedoclimatico campano, particolarmente favorevole a tale coltura, ha consentito una sua larga diffusione nella maggior parte degli areali di pianura e di collina. Le noci vengono coltivate per i loro numerosi utilizzi che comprendono tutte le parti dell’albero. Il loro legno è usato grazie alla facilità della lavorazione per produrre mobili e pavimenti molto apprezzati. I frutti possono essere consumati freschi o secchi e vengono utilizzati in numerosi piatti, salse e dolci della tradizione italiana e non solo. Si possono usare anche per produrre olio, vino e diversi liquori il più famoso dei quali è il nocino. Numerosi sono i benefici dei frutti sul corpo che fa usare le noci in diverse malattie del cuore e non solo. Anche foglie e germogli si possono usare per produrre vino oppure una volta bollite si usa la loro acqua per scurire i capelli e contrastarne la caduta. L’olio di noci viene usato per produrre saponi e trucchi, come sostanza che protegge contro i danni dei raggi solari oppure come sostanza per produrre vernici.

 

Pizzette di vino cotto

Il principale ingrediente delle pizzette è, come si evince dal nome, il vino cotto. Il vino cotto si ricava portando ad ebollizione la pigiatura d’uva, ridotta in mosto che viene fatto poi cuocere per circa 6 ore in un grande calderone di rame. Il composto ha una consistenza piuttosto densa simile ad uno sciroppo le cui proprietà benefiche erano già note tra la fine dell‘800 e gli inizi del '900. Riconosciuto come uno dei prodotti agro alimentari tradizionali dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, era la bevanda preferita dagli imperatori romani a fine pasto, come si evince dagli scritti di Plauto e Plinio il Vecchio, i quali la definivano come un’antica e ricercata bevanda prodotta in Italia. Un tempo era riservato al festeggiamento di occasioni importanti come un matrimonio. La tradizione racconta inoltre che persino le braccia e le gambe di bambini venivano bagnate dal vino cotto per irrobustirli. Veniva e viene ancora oggi usato come rimedio nella cura di malanni come raffreddore, stomatite, eritemi, per ridare lucentezza alla pelle e per gli effluvi dell’alito. Il prodotto ha inoltre un alto potere antiossidante contro l’invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari e tumorali.

 

Pizza Lambriata

Il termine “lambriata” vuol dire “avvampata”, cotta nel ruotino di rame nel forno dove si cuoce anche il pane. Le bruciacchiature del cornicione sono l’essenza di questa pizza, realizzata con lo stesso impasto del pane.

 

Pomodoro San Marzano

Il pomodoro San Marzano è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che vengono esaltate dalla trasformazione in “pelato”. La presenza di una serie di fattori concomitanti quali: il clima mediterraneo e il suolo estremamente fertile e di ottima struttura, l’abilità e l’esperienza acquisita dagli agricoltori dell’area di produzione nel corso dei decenni, ha contribuito al suo successo nel mondo, coronato, nel 1996, dal riconoscimento dell’Unione Europea come D.O.P. Le caratteristiche intrinseche che hanno esaltato il prodotto, favorendone così la sua conoscenza e il suo consumo sono: sapore tipicamente agrodolce, forma allungata della bacca con depressioni longitudinali parallele, colore rosso vivo, scarse presenza di semi e di fibre placentari, buccia di colore rosso vivo e di facile pelabilità. Queste, insieme alle caratteristiche chimico-fisiche, lo rendono inconfondibile, sia allo stato fresco che trasformato. La denominazione di origine protetta designa esclusivamente il prodotto “pelato” e la tipologia “pelato a filetti”, proveniente dalla lavorazione dei frutti appartenenti all’ecotipo San Marzano o a linee migliorate di esso. La tecnica colturale del prodotto fresco  prevede l’allevamento di tipo verticale delle piante con l’uso di sostegni, rispettando la tradizione secolare, anche se, per l’elevato numero di ore di manodopera richieste, tale tecnica incide fortemente sui costi di produzione.

 

Patata

Il territorio del Comune di San Vitaliano e degli altri comuni partner è da sempre coltivato a patate. Scoperta nel XIV secolo durante la conquista del Perù dagli spagnoli di Francisco Pizarro, che la portarono in patria, si diffuse poi in Germania e in Italia e successivamente in Francia. In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata solo una curiosità botanica e utilizzata per lo più come pianta d’appartamento. Utilizzata in diverse preparazioni, sia dolci che salate, la patata divenne la grande protagonista della cultura gastronomica contadina, il cosiddetto “cibo dei poveri” che non poteva mai mancare. Le caratteristiche nutrizionali, in termini di apporto di glucidi complessi sotto forma di amido, fibre, vitamine (B1, B2, B3, B6 e C), ferro e potassio la rendono però un alimento tutt’altro che povero e ne fanno ancora oggi un alimento di grandissima diffusione ed apprezzato da tutti. Recentemente, si è scoperto che il considerevole apporto di amidi gastroresistenti protegge l’organismo dall’insorgenza di tumori legati all’eccessivo consumo di carne rossa. Basta infatti associare al piatto di carne un’insalata di patate lessate o cotte al vapore per mitigare i danni della dieta prevalentemente carnivora. La patata, in tutte le sue varietà, dalla matura da “conservazione” che si raccoglie a settembre/ottobre, alla novella, che nei luoghi in cui mi trovo ora si raccoglie già a maggio, non può dunque mancare come contorno sulle nostre tavole, sia in quanto alimento che giova alla salute sia in quanto testimonianza del forte legame con le tradizioni culinarie del nostro passato.