Comune di Mariglianella

 

Storia

L'originale del toponimo fa luce su un breve capitolo della storia di questa cittadina. Secondo il Giustiniani "la sua denominazione fa vedere che ella fosse sorta sul territorio di Marigliano, e dopo di essere tral numero de' suoi casali, ebbe poi a separarsene" (da “Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli”, 1797 - 1805). Fino a pochi anni prima della proclamazione del Regno di Napoli, il centro fu noto anche come Mariglianella d'Arco, “ispirato”, come si legge nell'opera di Finamore, “secondo qualcuno, dall'antico acquedotto che dal Serino porta l'acqua a Napoli”. Un altro autore, invece, ha fatto notare che il luogo sulle mappe era denominato “ad arcum Dianea”, probabilmente per la presenza di un tempio o di una costruzione dedicata a Diana (E. Finamore, I nomi locali italiani, I, 1982).

Tuttavia, il Capasso sosteneva con più attendibili argomentazioni che, all'epoca del Ducato napoletano, la dicitura d'arco compariva proprio in quei toponimi di località situate alle pendici del Monte Somma, sul versante prossimo all'imponente acquedotto fatto costruire per espressa volontà dell'Imperatore Claudio (B. Capasso, Monumenta ad Neapolitam Ducatus Historiam Pertinentia, Napoli, 1892). Nel II secolo a.C. il territorio di Mariglianella fece parte di quella fascia di terra aspramente contesa tra napoletani e nolani. Allo scopo di evitare un cruento conflitto tra i due contendenti, la risoluzione della questione fu demandata alla suprema volontà di Roma, entro la cui giurisdizione rientravano entrambe le città. Dall'Urbe fu inviato Quinto Fabio Labeone che rese di pertinenza romana il territorio conteso e ben presto fortificato con opere di difesa. In tal modo, mentre i nolani dovettero ripiegare verso Brusciano, i napoletani furono costretti a ritirarsi in direzione di Pomigliano. Intorno al castrum sorsero molte case insieme ad una stazione militare che, essendo posta strategicamente tra Napoli e Nola, svolse funzioni di posto di blocco per la milizia incaricata di provvedere sia alla sicurezza della strada che all'incolumità dei viaggiatori. Testimoniano questa ricostruzione storica alcune tombe rinvenute nel territorio che contenevano ancora parti di scheletri umani con i contrassegni militari romani. Successivamente la stazione fu attrezzata per effettuare il cambio dei cavalli del servizio postale: dotata di osterie, tanto da essere nota anche con il nome Taverne, offriva un adeguato ristoro a quanti vi sostavano durante il viaggio.

Nonostante il sistema di difesa, le scorrerie barbariche portarono saccheggi e distruzioni in tutta l'area di Marigliano che entrò a far parte nel X secolo della Liburia ducale, compresa a sua volta nel Ducato napoletano. Nei secoli successivi Mariglianella divenne casale di Marigliano da cui fu divisa solo nel XIV secolo per essere incorporata nei beni territoriali del Demanio regio. Ma ben presto divenne pertinenza feudale delle numerose famiglie nobiliari che ivi si susseguirono, tra le quali i Carafa, fino a quando Giuseppe Bonaparte decretò nel 1806 la fine della feudalità.

 

Luoghi di interesse

Chiesa di Maria Santissima della Sanità

Tra le architetture di interesse storico-culturale si colloca la Chiesa di Maria Santissima della Sanità la cui edificazione risale al 1583. Ad aula unica, ha modanature che scandiscono lo spazio interno dove si ammira il dipinto raffigurante Maria Santissima della Sanità di ignoto autore napoletano del Settecento.

La chiesa presenta una facciata dalle semplici linee architettoniche sormontata dal timpano e fiancheggiata da un altrettanto lineare campanile, edificato in tempi successivi (XX secolo), nonché da un piccolo convento risultante dalla trasformazione dell'antico Palazzo Carafa. Era stato proprio un Carafa, Carlo, membro della Compagnia di Gesù, a predisporre la fondazione della chiesa stessa. Il convento ospitò per un breve periodo un limitato numero di Domenicani. Questi, tuttavia, si videro costretti ad abbandonare il luogo in seguito a un provvedimento di Papa Innocenzo che, con una bolla del 1652, ordinò la soppressione di tutti i piccoli conventi italiani.

 

Palazzo Carafa

La costruzione del Palazzo Carafa, che attualmente si presenta in condizioni quasi di rudere, risale al 1583 quando il Conte Carafa demolì parzialmente strutture precedenti e le riadattò con ampliamenti e abbellimenti tipici di una dimora baronale dell'epoca. Il complesso più antico e ben visibile si trova in una traversa di via Marconi con unico ingresso principale ricavato nel corpo di fabbrica laterale che si unisce all'originaria chiesa e all'antica torre laterale del palazzo. Dal cortile, che immette nell'arco di ingresso dopo un enorme deposito sotterraneo, si accede alla via Marconi. Al piano nobile si arriva tramite una breve scalinata fatta da due rampe ed un tornante con piazzola. Seppur allo stato di rudere, si tratta di uno dei maggiori monumenti dell'agro napoletano.

 

Parrocchiale di San Giovanni Evangelista

La Parrocchiale di San Giovanni Evangelista sorse probabilmente verso la fine del XVII secolo. Edificata su pianta a croce latina, la chiesa presenta lungo la navata una sequenza di cappelle laterali adornate da piccoli altari. Ristrutturata nell'ultimo decennio, la chiesa presenta oggi una copertura a capriate in legno che ha sostituito la precedente copertura a volta. Nel piazzale antistante la fabbrica dalla facciata piuttosto lineare, è ubicato il campanile che si eleva su quattro ordini sovrapposti sul lato destro della chiesa stessa. In occasione del secondo conflitto mondiale, l'intera struttura subì gravi danni, cui pose rimedio la munificenza di alcuni facoltosi cittadini.